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gli articoli della dottoressa

La comunicazione analogica

La comunicazione analogica è un sistema di comunicazione ipnotica che mette al centro l’emotività dell’individuo.
é attraverso la comunicazione che all’individuo è stata permessa una evoluzione, grazie ad essa abbiamo acquisito un controllo sull’ambiente e sulle nostre modalità di controllo e di risposta ad esso.
Perchè la chiamiamo comunicazione analogica? Perchè la comunicazione che ognuno di noi attua quotidianamente verso se stesso e verso gli altri richiama per analogia il suo vissuto emotivo.
La comunicazione analogica studia il linguaggio della nostra parte inconscia dunque la parte che ha controllo sulla nostra vita. Capita frequentemente che il linguaggio logico e quello emotivo non siano allineati ma contrapposti e per questo l’individuo avverte disagi sofferenza e malumore finanche disturbi del comportamento. I linguaggi emotivi non verbali influenzano molto l’interazione comunicativa e il suo buon esito.
Conoscere questa comunicazione può portare le abilità relazionali di un individuo a grandi livelli può permettergli di generare attrazione nell’altro sesso in modo naturale, può inoltre aiutare l’individuo a conoscere i meccanismi di funzionamento delle proprie emozioni.
E’ possibile grazie alla comunicazione analogica interattiva comprendere con precisione l’origine delle espressioni non verbali ovvero da quali leve emotive esse sono spinte e quali sono i meccanismi che condizionano le nostre scelte e la nostra vita.
Il linguaggio dei nostri interlocutori potrà essere compreso appieno, la comunicazione con noi stessi e con gli altri, conoscendo i meccanismi della comunicazione analogica, apparirà molto più semplice e così pure il perseguimento dei propri obiettivi privati e professionali.
Cosa significa essere felici? E’ felice colui che è in grado di perseguire i propri sogni in piena libertà ed in pace con la propria coscienza.
Per dare un senso alla vita è necessario perseguire dei sogni. Nel momento in cui nella nostra vita ci troviamo tuttavia ad affrontare delle difficoltà nella realizzazione di tali sogni ecco che la nostra volontà e la nostra motivazione subiscono un tracollo e arriviamo a denunciare dei disagi. Volontà e motivazione sono dunque energie di cui l’individuo non può fare a meno, conoscere la comunicazione analogica consente di riattivarle.

Problemi di peso

Domanda:

Gentile dottoressa sono una ragazza di 24 anni che vorrebbe perdere peso, il mio problema è che mangio male e fuori pasto, quando sono agitata mangio…quando mi annoio mangio, se anche mi danno una dieta da seguire, sono andata infatti anche dalla dietologa, io poi non la seguo, poi mi deprimo e divento triste perchè ho fallito nel seguirla e mangio ancora di più. Ho letto che lei è anche personal trainer e può seguire le persone sia da un punto di vista psicologico che di allenamento e alimentazione, credo di aver bisogno di tutto questo insieme e di una persona che mi segua e mi sproni. Può farlo?

Risposta:

Certo, perchè una persona che vuole ottenere dei risultati e perdere peso deve agire a 360 gradi, lavorare sul perchè riversa nel cibo le proprie tensioni, approcciare ad una sana alimentazione e programmare una attività fisica adeguata.
E’ vero sono anche personal trainer, compaio nelle liste dei trainer della mia città, utilizzo dunque tutte le mie conoscenze per far ottenere il risultato al mio paziente seguendone anche gli allenamenti. Ho sempre ottenuto ottimi risultati poichè corpo e mente sono un sistema unico.
Contattami pure, ti aspetto.

Uno stile di vita sano per una vita lunga

Bibliografia di riferimento.

Fitness e Wellness alimentazione e benessere (La biblioteca di Repubblica)
Come stai (rivista mensile Ottobre 2011)
Il cibo e la mente (a cura di Vincenzo Zappa) Guida editore
Mangia che ti passa. Filippo Ongaro Piemme Editore
Per sempre giovani. Fabrizio Durati. Sperling e Kupfer
Perchè mangiamo troppo. David Kessler. Garzanti.
Vivere bene e a lungo. Gianfranco Trapani. Giunti editore
La terapia del cibo. Mulino Don Chisciotte.
Elisir di lunga vita. Silvia Carri. Urra editore.

Dalla ricerca Longevity Project elaborata dall’università della California è emerso che un elemento fondamentale per prolungare la propria vita è praticare una attività fisica.
L’elemento importante che ha messo in luce questa ricerca è che non è importante quando si comincia, il beneficio è immediato. Dunque, anche una persona di cinquant’anni che in vita sua non ha mai praticato alcuno sport può decidere di iniziare, l’attività deve essere blanda, continuativa e regolare, consigliabile è un’attività aerobica di 45 minuti ogni giorno.
Utilissimo, come consiglia Duranti, è il nordic walking (camminata nordica) un tipo di camminata che si avvale dell’ausilio di speciali bastoncini leggerissimi (non sono quelli che di solito si usano in montagna, sono specifici per questa disciplina) la tecnica del nordic consente l’utilizzo di tutti i muscoli del corpo senza gravare in alcun modo sulle articolazioni.
Altri sport adatti a tutti e a tutte le età sono il ciclismo e il nuoto.
Per vivere a lungo poi è necessario limitare il consumo calorico uno studio di St. Louis nel Missouri, conferma che più calorie introduciamo più vengono accelerati i processi di invecchiamento a causa della maggiore produzione di radicali liberi, la regola è tarare l’introduzione di cibo in base al consumo calorico della persona, età, attività lavorativa e sport praticati.
Ma qual è il modo giusto di alimentarsi?
Fare attenzione all’indice glicemico dei cibi e al carico glicemico. Effettuare una colazione sostanziosa, un pranzo equilibrato e una cena leggera, preferire i cibi freschi, quelli integrali e biologici, evitare i cibi in scatola e tutti quei preparati ricchi di conservanti coloranti sali e grassi saturi (esempio sono i cibi pronti solo da scaldare…)
Preferire le carni magre, i pesci ricchi di grassi omega, le verdure e la frutta fresche e variare molto i cibi presenti in tavola in modo da evitare carenze nutrizionali.
Da limitare le farine bianche , lo zucchero, i grassi animali.
E’ necessario pensare al cibo come fosse una medicina in grado di curarci e di mantenerci sani a lungo.
Il cibo non è un nemico da cui difendersi come spesso alcune diete scriteriate fanno pensare, ma il primo alleato
per una vita sana. E’ dunque importante informarsi, leggere le proprietà nutrizionali di ogni cibo per conoscere vitamine, minerali antiossidanti contenuti e cucinare ogni cibo in modo da conservare tale potere ( la cottura al vapore, la cottura a basse temperature, la cottura in liquidi che poi vengano consumati). Una cosa importante è non eliminare mai completamente nessun cibo dalla propria dieta, si può dire “lo consumerò meno di frequente” ma non “lo eliminerò per sempre”, eliminare alcuni cibi specifici o classi di alimenti può portare ad un approccio mentale non sano nei confronti del cibo, ossessioni, ipercontrollo, sensi di colpa, approccio tutto o nulla (o non lo mangio o se lo mangio mi abbuffo) nessun cibo di per sè fa ingrassare ma è da inserire nel bilancio energetico quotidiano-settimanale, valutiamo dunque consumo energetico e fabbisogno calorico, non rendiamo fobico nessun cibo (pizza, gelato, una frittura) se non devo evitarlo per forza saprò inserirlo nella dieta settimanale senza scompensi.

Sento che mi sto per ammalare seriamente.

Domanda:

Il mio problema è che mi sento malato, ho già fatto molte analisi ma il medico di base dice che non ho nulla, che non risulta nulla. eppure io mi sento male…temo di avere qualcosa di serio…un tumore….non so se fidarmi del medico di base.. .ho per sicurezza contattato un luminare e anche lui mi ha rassicurato. A questo punto potrebbe essere che in realtà il mio sia un problema psicologico, mi vergogno a parlarne, e ammetto certi giorni mi sento malato sul serio e questa storia che sia solo un problema psicologico…ancora non mi convince. Ho speso parecchio in analisi, le ho fatte due mesi fa, ma ho già voglia di rifarle.

Risposta:

Caro D.B. innanzitutto i disagi psicologici non sono affatto da sottovalutare, non sono da mettere in secondo piano rispetto a quelli fisici anzi spesso vi è una commistione tra loro, il perchè tu abbia sviluppato questo sintomo e come farvi fronte può essere affrontato in terapia, è un sintomo comune ma acquista un suo senso all’interno della storia personale di ogni individuo. Il problema può essere affrontato e risolto e non devi temere di parlarne, prova a fare qualche colloquio con un terapeuta che ti aiuti a focalizzare quelle aree in cui adesso e nel passato hai provato disagio.

La tua mente può cambiare

“La tua mente può cambiare” è il suggestivo titolo di un libro di Sharon Begley che spiega come i confini tra mente e corpo siano fluidi.

Per testimoniare ciò l’autrice si avvale di numerosi esperimenti di rinomati neuropsichiatri tra cui Helen Neville e Pasqual Leone, le reti neuronali del nostro cervello possono adattarsi a svolgere compiti diversi da quelli per cui sono nate, aree normalmente deputate all’elaborazione di segnali visivi possono elaborarne di uditivi e la nostra volontà, l’esercizio e l’ambiente che ci circonda possono influenzarne lo sviluppo.
Di questo si occupa la neuroplasticità, la nostra mente può cambiare modificando in contemporanea la struttura fisica cui è connessa.
I pensieri possono modificare la sruttura cerebrale, possono ampliare aree cerebrali che normalmente si attivano quando si prova uno stato di benessere.

Ecco che coltivare pensieri positivi, un approccio ottimista alla vita, non diventa più solo un semplice consiglio ma trova un riscontro scientifico.

La mente si può allenare così come si allena il corpo?

Sempre più ricerche confermano questa ipotesi, l’attenzione, la memoria, le abilità (Ericsson K, Le abilità si ottengono con l’esercizio) la concentrazione, possono aumentare ma anche la gioia di vivere può farlo e metodiche di neuroimaging possono confrontare cervelli di persone che sono affette da depressione a persone che coltivano stati di benessere paragonando le differenze fisiche degli stessi, il cervello è plastico e “pensare pensieri differenti” ne modifica la stuttura.

Studiando i cervelli di monaci buddisti tibetani notoriamente dediti per molte ore al giorno alla meditazione con oggetto la pace e l’amore per tutti gli esseri viventi si è visto che la loro struttura cerebrale è differente. Da loro si stanno mutuando tecniche volte all’allenamento mentale che possano trasformare stati depressivi e nevrotici.

Articoli sempre più frequenti (vedi “Mente e cervello”, febbraio 2010 e Psicologi a confronto n2, 2009) si stanno occupando della Mindfulness, una teoria psicologica mutuata dal buddismo che utilizza come strumento la meditazione.

La Mindfulness è la consapevolezza delle proprie sensazioni corporee, psicologiche e spirituali che emergono quando ci spingiamo a considerare la nostra esistenza nell’istante stesso in cui la sensazione si manifesta. Ci si pone come testimone non giudicante così da essere consapevoli di ciò che accade mentre sta accadendo risvegliandoci dagli automatismi che portano a vivere in modo meccanico.

Il fine è l’estinzione di uno stato di malessere attraverso un percorso di non reattività (percepire sentimenti ed emozioni senza dovervi reagire, senza giudicare, prestare attenzione momento per momento, gingere al proprio sè autentico essendo in grado di delineare se stessi, le proprie convinzioni emozioni ed obiettivi, coltivare il piacere della relazione e l’amore per il prossimo. Un testo base è quello di D.Siegel dal titolo “Mindfulness e cervello”.

Una aggressività incontollabile

Domanda:

Buonasera, sono Ruggero, ho 56 anni e mai avrei pensato in vita mia di rivolgermi ad un terapeuta perché nella vita me la sono sempre cavata da solo e con discreto successo, sono un noto libero professionista, gestisco una attività in proprio, ho dipendenti, ho una bella famiglia e figli grandi che vivono ancora in casa. L’attività va bene, solo che da un paio di anni a questa parte io ho scatti d’ira incontrollabili, faccio e dico cose decisamente sopra le righe, a seguito di piccoli errori fatti dai dipendenti o dai figli…la reazione è spropositata, quando entro a casa o in ufficio l’atmosfera si fa gelida, tutti sembra attendano solo che scoppi la bomba, mi fissano, e già questo mi innervosisce.

Risposta:

La psicoterapia basa la sua ragione d’essere proprio sul cambiamento, prendere coscienza di un comportamento e agire per modificarlo è proprio il nostro obiettivo (del terapeuta e del paziente insieme). In seduta si valuteranno alcune cose quali la quantità di accessi d’ira, il luogo e le modalità in cui si verificano, le condizioni generali di stress in cui lei vive, in base a questi ed altri parametri si deciderà insieme un protocollo di intervento, ci si può allenare al controllo mettendo in atto specifici comportamenti, così sarà in grado di prevedere e gestire questa aggressività.

Quando andare da un terapeuta

Può essere difficile decidere il momento più opportuno per rivolgersi ad un terapeuta, spesso si pensa che la situazione che si sta vivendo non sia “poi così grave” e per questa ragione si staziona più a lungo nel disagio.

In assoluto non esiste un motivo più valido di un altro per chiedere aiuto, qualunque situazione impedisca alla persona di avere una soddisfacente vita familiare, sociale, lavorativa, deve essere affrontata.

Se si percepisce che qualcosa nella propria vita è cambiato, che ci si sente limitati nel normale svolgimento della vita quotidiana, se si percepisce un senso di sofferenza, qualunque ne sia la ragione, essa è un valido motivo per giungere in terapia, (Maria, 19 anni, dice “mi sento sciocca se penso che ciò che mi fa star male è così banale, quando c’ è gente che ha malattie incurabili, c’è gente che muore…), Maria, acquisendo coraggio, dando giustamente voce al suo malessere dà importanza a se stessa, il problema infatti acquista consistenza solo all’interno della storia della persona, e solo lì può esser valutato, non al di fuori.

Quando è utile una psicoterapia?

La terapia è utile se la persona si rivolge volontariamente al terapeuta, se è motivata al percorso terapico. Il paziente al termine della prima seduta decide se intraprendere un percorso con quello specifico terapeuta o contattarne degli altri, è molto importante che egli possa scegliere in assoluta libertà, che senta se, con quello specifico professionista, si sente o meno a proprio agio nel parlare di sè.

Per quali ragioni è utile rivolgersi ad un terapeuta?

Ci si può rivolgere ad un terapeuta anche se non si sta vivendo uno stato acuto di sofferenza, anche per far chiarezza su alcuni punti della propria vita, per comprendere meglio alcune cose che stanno accadendo in se stessi o nel mondo fuori.

Il terapeuta ha ascoltato centinaia di storie di vita dunque si fa portatore di un grande bagaglio di esperienze, è lì a testimoniare che moltissime altre persone han provato quello stesso disagio, che non si è soli, non si è “strani” nè “matti”. Non c’è nulla che non possa essere affrontato e superato..

La durata della terapia è variabile, dipende dal percorso che è necessario fare, può durare anche solo pochi mesi, la singola seduta ha durata di cinquantacinque minuti, ci si incontra una o due volte la settimana nello studio del terapeuta. Lo psicoterapeuta non prescrive farmaci ma può seguire un paziente che è in cura presso uno psichiatra e sta seguendo una terapia farmacologica, i due percorsi possono andare di pari passo, per condurre il paziente ad uno stile di vita migliore.

Volontariato e benessere

Matteo, 65 anni, oggi è in pensione, ha sempre lavorato in proprio, era un piccolo imprenditore. Si definisce benestante, ha potuto acquistare ciò che desiderava senza problemi, ha una famiglia che lo sostiene. Amici e dipendenti hanno sempre avuto di lui un’opinione positiva, basata sulla stima e sul rispetto. Matteo si definisce una persona che ha basato la propria vita principalmente sulla produttività della sua azienda. L’incontro col mondo del volontariato è accaduto per caso, gliene parla con entusiasmo un conoscente che da alcuni anni dedica del tempo agli anziani bisognosi di cure presso le loro abitazioni o presso strutture ospedaliere.
Matteo sente di voler dare un senso diverso, più profondo al proprio tempo, sente il bisogno di perseguire nuovi ideali in cui riconoscersi appieno.
Sente di essere stato fortunato nella propria vita, ora l’immagine che si è costruito di sè non lo rappresenta più, prova il bisogno di combattere per qualcosa che non sia semplicemente l’accumulo di beni materiali.
Si iscrive dunque alla medesima associazione e comincia ad occuparsi di anziani intorno agli ottant’anni.
l’esperienza rappresenta per lui una notevole sfida e al contempo una incommensurabile occasione di crescita personale.
Si confronta col dolore fisico, col rifiuto, con la povertà, con un mondo lontano dal proprio che lo catapulta in una realtà difficile e al contempo stimolante.
L’esperienza che gli era propria era quella della gestione aziendale, nell’ambito dei rapporti umani si sente a disagio, incompetente, prova la sensazione di non essere all’altezza, si domanda se sta fallendo, poi però dopo un periodo di sei mesi di attività in cui spende sei ore settimanali al servizio delle stesse persone, comincia a sentirsi come mai prima, prova gioia nel vedere che il proprio impegno ha reso migliore la vita di coloro di cui si occupa.
Vede nei loro occhi, nel loro sorriso, ciò che stava cercando, prova un benessere profondo, il lavoro lo gratifica come mai prima.
Questo lavoro è gratuito è il frutto di una libera scelta non deve farlo come accadeva per i lavori precedenti, ora per dare un servizio migliore al suo prossimo segue corsi di primo soccorso e ha ricominciato a studiare.
L’esperienza di Matteo è esemplificativa di come favorire nel nostro prossimo uno stato di benessere, sia motivo di felicità frofonda, nel nostro prossimo noi ci rispecchiamo e allevindo le sue sofferenze ci occupiamo al contempo anche di noi.

Quella sensazione di vuoto

Domanda:

Buongiorno, mi chiamo Elisabetta, ho 40 anni e da sempre, fin da quando ne ho memoria, sono stata una persona schiva e solitaria, non perché non volessi la compagnia degli altri ma perché temevo di non piacere, di essere sbagliata, temevo che la gente potesse deridermi, perché non mi sono mai sentita abbastanza.. abbastanza interessante per sostenere conversazioni, abbastanza bella per piacere ai ragazzi.. eccetera.. adesso qualcosa è precipitato nella mia vita, e da un anno a questa parte sono tormentata dall’idea di aver buttato via la mia vita, dall’idea che sia troppo tardi, dall’idea di essere vecchia e in più un senso di vuoto mi attanaglia quando entro in casa, un senso di vuoto insostenibile, vivo sola, in passato ho avuto qualche compagno.. e lo scorso anno è morto mio padre. Io ho paura delle psicoterapie che durano anni, non voglio dipendere da un terapeuta e poi, non me le potrei permettere, non guadagno molto.
La ringrazio in anticipo se vorrà rispondermi, sto davvero male.

Risposta:

Cara Elisabetta innanzitutto vorrei complimentarmi con te perché con questa e mail hai dimostrato forza, hai compiuto un primo passo, ti sei finalmente aperta al prossimo, hai parlato per la prima volta dei tuoi problemi e questa è la prima azione da compiere sulla strada del cambiamento. Sei stata brava inoltre perché hai colto in te il momento oltre al quale sarebbe stato pericoloso andare, secondo me ti è necessario un percorso terapico in cui analizzare i tuoi punti di forza, in cui elaborare la grave perdita che hai vissuto, in cui esplorare nuove strade da intraprendere nel lavoro, nelle relazioni.. il terapeuta ti guiderà e ti sosterrà in questo passaggio, a seguito di questo percorso il senso di vuoto di cui parli sparirà, ne ho centinaia di testimonianze, di pazienti che, come te, descrivevano questa sensazione così pervasiva e devastante e poi sono riusciti a contenerla.
Tu ti eri creata un equilibrio basato su alcune certezze che venendo improvvisamente meno ti hanno destabilizzata, ora bisogna portarne alla luce altre per far emergere un nuovo più stabile equilibrio, stai tranquilla, io sono contraria alle terapie lunghe, se deciderai di rivolgerti a me, ci daremo un tempo definito entro cui realizzare degli obiettivi, il primo step sarà di due mesi, vedendoci una volta alla settimana poi, solo se sarà necessario, considereremo un nuovo livello con differenti obiettivi, sempre di otto sedute al termine del quale rivaluteremo la situazione, i progressi raggiunti, il miglioramento dello stile di vita.

Quel pensiero ossessivo che non mi lascia vivere

Domanda:

Mi chiamo Carla ed ho 26 anni, le scrivo perchè da un mese a questa parte la mia vita è diventata un inferno, improvvisamente, senza che accadesse nulla di particolare, un pensiero si è impadronito della mia mente, un pensiero assurdo che non mi sento di ripeterle tanto è folle, un pensiero che in vita mia non avevo mai fatto, un pensiero a cui non credo assolutamente. Lo penso in continuazione, ventiquattro ore su ventiquattro e non riesco più a concentrarmi sul lavoro, davanti ad un film, nella lettura di un libro…ho paura di star impazzendo…la prego mi aiuti, si può guarire?.

Risposta:

Cara Carla, hai fatto bene a non scrivermi qual’ è il pensiero che ti assilla perchè non è importante, avrebbe potuto essere completamente diverso, non è nella natura del pensiero che dobbiamo cercare la risposta, il pensiero ossessivo è il risultato di un cortocircuito della mente è una produzione errata, tu non sei quel pensiero, non identificarti con esso, tu non l’hai pensato, tu non l’hai voluto, ne sei un semplice testimone, come è giunto andrà via.

Ma come fare? Il pensiero ossessivo è giunto ora nella tua vita come produzione di uno stato emotivo di particolare tensione, forse non hai valutato che tipo di pressione stai vivendo nell’ambito lavorativo, familiare o relazionale, forse è il momento di prendere decisioni importanti in uno di questi ambiti, forse è il momento di cambiare qualcosa nella tua vita.

Il disturbo ti sta dicendo questo, la mente sceglie sempre il male minore, non è autolesionista, il disturbo è un avvertimento che qualcosa non va, è un campanello d’allarme affinchè venga evitato qualcosa di più grave. Ascolta l’avvertimento e scandaglia la tua vita alla ricerca di nuove partenze, mettendo da parte il pensiero ossessivo che è una conseguenza non la causa del malessere, se vuoi un terapeuta può aiutarti in questo percorso, un caro saluto.

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